Sotto il cielo di tutte le creature

Discussione in 'Off Topic' iniziata da jaia, 25 Marzo 2018.

  1. jaia

    jaia Member

    SOTTO IL CIELO DI TUTTE LE CREATURE


    Mia sorella ti lascia partecipare al suo dolore, ma ti fa stare un passo indietro.
    Non so se non intuisce che il suo dolore è il tuo dolore, oppure se dal dolore vuole proteggerti. Così, il primo contatto con lei quando arrivo a “La Vigna” sono le mie mani sulla sua schiena che sussulta. Lei è di fianco all' auto, quasi sdraiata sul sedile posteriore, i piedi in terra, a coprire col busto il corpo freddo di Mia. Dal lenzuolo sbuca il muso, una parte della testa e un orecchio.
    Il pianto di Barbara è acqua che straripa, il suo torace una caverna. Come fanno i suoi polmoni, in quel corpo esile, a produrre un suono simile?
    Mi dispiace, le mie lacrime cadono sopra di lei, mi dispiace di esserci per lei solo a partire da questo momento, quando è già tornata dalla corsa inutile verso la clinica veterinaria, ha già tenuto il muso del suo cane sulle ginocchia, lo ha già accarezzato con amore infinito, con rabbia, frustrazione, disperazione, senza accorgersi del momento esatto in cui moriva.
    Sono dentro al dramma; i cani da caccia del mio ex-cognato abbaiano quasi incessantemente. Guardo in alto il cielo chiaro e mi viene in mente il racconto commovente che Barbara mi ha fatto qualche tempo prima, quando accompagnò una coppia di suoi amici con i tre figli, a seppellire il loro cane.
    Era malato e morì in casa. Barbara era lì e le fu chiesto di restare con loro. Il padrone aveva pensato ad un posto speciale nel bosco, distante dalla loro casa, ma, in linea d’aria, dritto davanti alla finestra della cucina, per poterlo “guardare” ogni giorno, senza però vedere la terra smossa che divorava i suoi resti. Così erano partiti tutti, i bambini in fila indiana, la mamma con la pala, il padre con il cane sulle spalle e un pianto inconsolabile, mia sorella a chiudere la fila. Avevano camminato per mezz' ora, prima di arrivare al luogo prescelto e in un silenzio composto e pietoso avevano detto addio al loro povero vecchio amico. Era una storia struggente, ma anche un po’ buffa, per la verità, non nel senso irriverente del termine, ma mi ero figurata quel gruppo che marciava in mezzo al bosco, come i protagonisti di un vecchio cartone animato di Paperino.

    Era la storia di altri, così guardando il cielo limpido e i pendii, le collinette accanto alla casa, gli alberi tutt’intorno, concentrandomi sull’abbaiare dei cani per non sentire il lamento incessante di Barbara, né il mio, pensai che un conto è ascoltare una storia e immaginare il dolore altrui, altro è provare in prima persona la stessa disperazione.
    Probabilmente io ero intenta a preparare la colazione, mentre Barbara vedeva l’auto travolgere Mia; farcivo panini per i miei figli che andavano a scuola mentre correva verso di lei, mettevo a tavola latte e biscotti mentre mia sorella chiamava L., il suo ex marito, aspettava sulla strada che arrivasse, saliva in macchina, cingendo Mia con le braccia e chiedendosi se la cagnolina, impegnata con tutte le sue forze a non abbandonare la vita, avvertisse la sua presenza e il suo amore e sentisse le sue mani che la accarezzavano.

    Cosa mi è successo, padrona? Cosa è accaduto questa mattina di diverso da tutte le altre mattine, da tanti anni a questa parte? Cosa ho sbagliato? Abbiamo fatto le stesse cose: siamo uscite a fare la nostra solita passeggiata, una accanto all’altra, poi mi sono allontanata un po’, come sempre … Solo qualche passo avanti a te, ma non ho visto l’auto arrivare e quando ti ho sentita urlare era troppo tardi.
    Padrona, dove stiamo andando, ora?


    Mi dispiace di non esserci stata durante il viaggio di ritorno, quando nella mente di Barbara prendeva forma, tagliente e inevitabile, il pensiero della morte che si affaccia felpata nelle nostre vite, senza arrivare da chissà quale remoto inferno. E’ sulla strada che percorriamo ogni giorno e sulla linea del tempo le nostre azioni si compiono proprio in un determinato momento, né un attimo prima, né un attimo dopo e questo si chiama destino.

    Se mi fossi alzata solo un minuto più tardi, piccola Mia; se fossi rimasta un minuto in più sotto la doccia, se avessi impiegato trenta secondi in più a trovare il guinzaglio, se mi fossi fermata a bere un caffè prima di uscire …

    L. si allontana con la pala verso il luogo dove Mia sarà seppellita, uno spiazzo erboso che degrada accanto alla casetta, riparato da un terrapieno sul quale passa la strada sterrata e dagli alberi che delimitano la proprietà.
    Rimane con noi M. , un amico di Barbara e L. che era lì con loro quando sono arrivata. Mi consiglia di portare via mia sorella, ma credo sappia che farlo è impossibile e ingiusto.
    Lei continua a gettarsi sul corpo di Mia, poi a uscire dall'auto, quasi a prendere fiato per poi ricominciare a piangere e a urlare.
    Poi mi chiede – si chiede – come dirlo a sua figlia e come dirlo ai miei figli: ecco la realtà che inonda come acqua fredda quel luogo nel quale ci troviamo con la mente che così, all'improvviso, smette di essere un sogno.
    Quando vedo L. tornare a passo lento sul piazzale, ancora mi sfugge il senso del tempo che sembra fermo e invece scorre. Poi M. si china sul sedile della macchina e tira su Mia, avvolta nel lenzuolo bianco che qualcuno ha offerto a Barbara sulla strada. La cinge con le braccia e, lentamente, si avvia verso la buca. Lentamente, ma ora il tempo sembra impazzito, è velocissimo.
    Mia è bellissima. Le orecchie si muovono ad ogni passo di M. e sembra viva. La lingua penzola dalla bocca e sembra morta. (E’).
    Scendiamo uno dietro l’altro; una decina di metri e siamo davanti alla buca.
    La natura umana è affascinante e misteriosa. M., che conosco come una persona schiva, taciturna e ombrosa (cosa può dare agli altri), si rivolge invece a Barbara con dolcezza, rassicurandola che adagerà Mia nella terra con il muso rivolto all'insù, verso il cielo. Un gesto amorevole, un pensiero straordinario. E così fa.
    Mentre Barbara cantilena che non vuole lasciare Mia in quella terra, perché avrà freddo, guardo ancora il cielo, fiduciosa che sia lo stesso cielo che veglia su tutti noi, uomini e animali.
    Mia. 14 febbraio 2005 - 15 gennaio 2018.

    La natura umana è affascinante e amabile. La giornata è un tam-tam nella giungla. A metà mattina Barbara ha già ricevuto il sostegno sincero della nostra comunità.
    Mia aveva quasi tredici anni e Barbara si era ripromessa che, quando non ci fosse stata più, avrebbe adottato un cagnolino da un canile.
    Ho lasciato passare un giorno, poi le ho ricordato la promessa, ma il NO è stato categorico. Poi ho riprovato il giorno dopo e il giorno dopo ancora.
    La natura umana è perseverante.
    Dopo tre settimane è arrivata Gilda. Da un canile. La sua, come quella della maggior parte dei cani che vivono in un canile, è una storia triste. Così le facciamo festa e la accogliamo subito con l’amore che merita e che, in passato, le è stato negato e la gioia vivace dei suoi occhi ci fa dimenticare, almeno per un attimo, il muso di Mia all'insù verso il cielo.
    E anche questo si chiama destino.
    Jaia

    Ho pensato di postare qui questa storia, perché qui trovo persone che sicuramente amano tantissimo gli animali. Mi sembra di doverlo a Mia, che nella sua vita sicuramente ha amato moltissimo la specie umana.
    Jaia
     
  2. jaia

    jaia Member

  3. paolo61

    paolo61 Moderatore

    Molto molto bella. Anch'io quando ho seppellito la mia volpina ho aggiunto una copertina di pile in più, sapendo che a lei piaceva il caldo. Ora ogni volta che salgo nella casa in montagna mi fermo un attimo sotto il ciliegio e la saluto. Ho i tre mici ora, e il loro affetto ricambiato, ma un pezzo di me è lì con lei.
     
  4. jaia

    jaia Member

    Sì, lo immagino...
     
  5. Kri

    Kri Moderator

  6. Salvo_72

    Salvo_72 Active Member

    È sempre triste perdere qualsiasi cosa ha avuto un posto importante nella nostra vita
     

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